ALBERTO TRUCCO PITTORE
 

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  INTUIZIONI PER L'USO

 

 

PRIMI PASSI
Alberto Trucco nasce a Roma il 29 Agosto 1952.
La famiglia Trucco si trova a Roma dove il padre Emilio lavora come impiegato all'ambasciata americana. La madre, Marialuigia Mantovani, impiegata nei telefoni dello stato a Genova, è a Roma in congedo per gravidanza.
La figura paterna ricopre una grande importanza per la formazione del giovane Alberto. Durante la seconda guerra mondiale, il padre dell'artista era sommergibilista, impegnato nella guerra in Atlantico e in seguito pluridecorato. Nedl corso di un'azione di guerra, il sommergibile Pietro Fortunato Calvi fu affondato da un cacciatorpediniere inglese. Nel naufragio perirono sessantatre dei sessantotto uomini dell'equipaggio; il padre dell'artista e altri quattro marinai riuscirono a salvarsi dopo una avventurosa quanto miracolosa permanenza in balia dell'oceano per due giorni e una notte. Le crude storie dei valorosi marinai italiani e la passione per il mare, raffigurano un mondo fantastico che il giovane artista rielaborerà sotto diverse forme nel corso della sua ricerca negli anni futuri.
La nascita di Alberto induce il padre ad accettare un impiego come spedizioniere marittimo, per poter rientrare a Genova dove vive il resto della famiglia. Il boom degli anni sessanta assicura un tenore di vita più che dignitoso alla famiglia Trucco, anche la madre dell'artista inizia a fare carriera nei servizi telefonici dello stato e Alberto trascorre un'infanzia serena ma al contempo piuttosto solitaria.
Gli impegni di lavoro dei genitori costringono il giovane a trascorrere molto tempo da solo o in compagnia di una domestica. La madre dell'artista, assalita dai sensi di colpa e preoccupata per l'assenza di controllo sul figlio, trasforma i rari momenti trascorsi a casa in continue discussioni. Tra i molti tentativi della famiglia per provare ad occupare Alberto nei tempi extrascolastici, solo uno riesce nell'intento: lo Sport. Il giovanissimo Alberto dimostra una certa attitudine per la disciplina dei Tuffi, attività che continuerà a praticare ininterrottamente per quindici anni, ottenendo anche lusinghieri risultati in campo agonistico.
Particolare rilevanza assume il luogo ove l'artista si allena: La piscina del quartiere di Albaro a Genova Si tratta di un imponente complesso architettonico di stile littorio, comprendente diverse piscine e ampi spazi aperti incorniciati da splendidi Pini Marittimi. La maestosità degli ambienti, gli enormi volumi e la costante presenza dell'acqua, si trasformano per l'artista in una dimensione metafisica, nella quale il corpo in volo del tuffatore si inserisce in modo perfetto. Queste suggestioni "ambientali" legate alla piscina di Albaro, costituiranno una traccia rilevabile nella futura produzione di Trucco.

 


 
Io a Punta Chiappa
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Il giovane Alberto con la muta del padre.
Punta Chiappa/Camogli - 1957
 
 
 
Sommergibile Calvi
Sommergibile Calvi
 
 
 
 
 
Alberto Trucco in allenamento dalla piattaforma di dieci metri
Alberto Trucco in allenamento dalla piattaforma di dieci metri. Piscine d’Albaro - Genova 1970
 
 
 
 
 

"FARE IL PITTORE MI E' SEMBRATA UNA BUONA IDEA"
Nel 2007, a Genova, durante una conversazione con alcuni amici, alla Rebecca Container Gallery, Alberto Trucco raccontava: "In quinta elementare, la mia maestra si ammalò e fu sostituita da un giovane supplente che, non avendo particolari velleità didattiche, decise di farci trascorrere il tempo disegnando. Il secondo giorno di supplenza, il maestrino si avvicinò fischiettando al mio banco e mi allungò una scatola piena di strane matite, tozze e coloratissime che non avevo mai visto; erano pastelli a cera. Non disse altro e si allontanò senza darmi nessun tipo di indicazione o suggerimento tecnico. Eravamo in tanti nella classe, ma i colori erano sul mio banco. Decisi allora di fare una grande rosa rossa che avrei poi regalato alla maestra, quando fosse rientrata dalla malattia.
Passò qualche giorno e finalmente una mattina dalla porta dell'aula vidi arrivare la maestra. Ci salutò con un sorriso ed iniziò a sistemare le sue cose sulla cattedra, mi alzai dal mio posto e mi avviai col disegno che posai sul piano del tavolo. Lei lo prese tra le mani lo guardò con un'espressione dolcissima e al contempo stupita e nella sorpresa generale scoppiò a piangere. Un pianto violento incontenibile del quale ricordo distintamente le gocce che trasformandosi in piccoli rivoli neri le macchiavano la guance. Rimasi molto colpito da quella reazione che, quasi certamente non era dovuta solo al mio disegno, ma era comunque stata scatenata dalle forme e dai colori che avevo creato io. Guardai la scatola di pastelli con un occhio diverso, i colori non erano più colori, erano diventati strumenti magici, fluidi e polveri con i quali far provare emozioni alle persone; aver capito quella cosa mi sembrò un segreto da custodire gelosamente perchè dentro di me sentivo che avrei potuto servirmene. Rimuginavo questi pensieri e non mi accorsi che la maestra si era nel frattempo avvicinata al mio banco e si stava chinando per darmi un bacio sulla guancia, "è una rosa bellissima, la terrò sempre con me" mi sussurrò all'orecchio.
Quella mattina tornavo verso casa con tre pensieri fissi: il primo era che da grande, avrei senz'altro fatto il pittore, il secondo era che volevo andare al Liceo Artistico, e il terzo era che le labbra, il profumo e le dolcissime parole della maestra mi facevano sentire strano".

 


 
Alberto al lavoro 
Liceo Artstico Statale Genova 1971
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Alberto al lavoro
Liceo Artstico Statale Genova 1971
 
 
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BORGO INCROCIATI 1969/1972
A quattordici anni, la scarsa presenza dei genitori per Alberto non è più un problema, è ormai abituato ad una certa autogestione. Le sue giornate sono occupate da perlustrazioni alla scoperta della città e da pomeriggi trascorsi a disegnare nella casa dei genitori. Appare naturale, anche se precoce per l'epoca, che Alberto, diciassettenne, decida di andare a vivere da solo. Nella primavera del 1969 Trucco si trasferisce in Via di Borgo Incrociati un "caruggio" nei pressi della stazione ferroviaria di Brignole.
Lotte di classe e tumulti per il momento restano ancora fuori dalla porta. La pittura inizia ad insinuarsi sempre più spesso nelle giornate di Alberto, e anche la collocazione dello studio, una mansarda al settimo piano, si presta ad un certo isolamento; la vita dell'artista inizia a manifestare i suoi alti e bassi:" ...la mia fidanzatina era appena andata via, le avevo fatto un ritratto a carboncino che la raffigurava con un seno scoperto e ora ritoccavo qua e là. Suonò il campanello della porta, era il lattaio, mio padrone di casa, che veniva a riscuotere l'affitto. Mentre frugavo in un cassetto cercando i soldi, lui sporse il collo dalla porta e dopo aver osservato il quadro mi disse con aria di complicità: " mi piace, è fatto bene si capisce subito che è una puttana"
Alberto frequenta il liceo artistico statale di Genova dove ha la possibilità di studiare con profitto il disegno e di frequentare un cenacolo di artisti-professori, con i quali si instaureranno rapporti di amicizia. E' da notare che in quegli anni alcuni dei docenti di discipline artistiche, insegnavano col titolo cosiddetto della "Chiara Fama". Di fatto un artista, pur non in possesso di un titolo di studio superiore, avendo acquisito una fama riconosciuta, poteva essere chiamato ad insegnare disegno o scultura in un liceo artistico. Il risultato di questa particolare situazione fece si che il giovane Trucco si trovasse ad apprendere il mestiere d'artista da professionisti affermati. Fu certamente anche per questa ragione che, alcuni anni dopo, quando al termine dell'Accademia di Belle Arti, venne chiamato ad insegnare figura disegnata al liceo artistico di stato, si dimise dopo sei mesi. Fu il desiderio di apprendere a sopraffare quello di insegnare; troppo forte per l'artista il richiamo della libertà.
Nei quadri e nei disegni del periodo liceale di Alberto sono riconoscibili influenze diverse, i suoi artisti preferiti sono Sironi, di cui ammira la solidità compositiva e la delirante solitudine del colore, e Burri, che lo affascina per l'effetto di "gigantesca presenza" dei suoi grandi formati.
"mi aveva colpito moltissimo Martedì Grasso", che avevo visto a Torino, in gita con la scuola. Ero rimasto schiacciato dalla consistenza di quel capolavoro; la cosa affascinante era che il colore non usciva da un tubo, ma dalla strada, dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni. Dopo quella mostra, quando guardo uno straccio porto rispetto". Quasi a bilanciare la prestanza di autori come Burri e Sironi, Alberto testimonia interesse anche per De Pisis del quale ammira la fibrillante nota gestuale e Bacon che lo cattura per la capacità di rendere il dramma e l'angoscia dell'esistenza. "quelli di Bacon non sono nudi, sono spogliati; di tutto." E' degli anni del liceo un "Autoritratto" realizzato in stile Baconiano.
Alcuni dei dipinti di Trucco in quel periodo risentono anche dell'influenza naturalistico-informale di autori come: Fasce, Afro, Morlotti.
Le tensioni con la madre, col tempo si sono stemperate e al termine del liceo Alberto può contare sul sostegno della famiglia per proseguire gli studi a Firenze. Nel frattempo ha traslocato dalla mansarda di Brignole per trasferirsi in uno spazio più grande al sesto piano di un bel palazzo del centro storico di Genova.

 


 
 
 
 
Mario Sironi
Mario Sironi
Mario Sironi
 
Alberto Burri
Alberto Burri
Alberto Burri
 
Filippo De Pisis
Filippo De Pisis
Filippo De Pisis
 
Francis Bacon
Francis Bacon
Francis Bacon
 
 
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PIAZZA DELLE VIGNE E GLI ANNI DELL'ACCADEMIA 1973/1977
Nell'autunno del 1973 Trucco trasloca al n°6 di Piazza delle Vigne di fronte alla bellissima chiesa omonima. Nello studio delle Vigne per Alberto adesso è possibile dedicarsi ai grandi formati e l'odore di trementina pervade gli ambienti: questo spazio rappresenta la base operativa dell'artista per tutto il periodo degli studi accademici.
All'Accademia di belle arti di Firenze, Trucco si iscrive al corso di pittura diretto da Afro Basaldella e successivamente da Silvio Loffredo. Durante il quadriennio Trucco oltre a dipingere, apprende le tecniche dell'incisione e segue un corso speciale di tecnica dell'affresco. Nel 1976 espone in una mostra organizzata dall'Accademia al Chiostro di San Marco.
Lo studio delle Vigne è il "locus solus" di quegli anni, lo spazio si è allargato con l'annessione di un'altro appartamento ed è frequentato da amici pittori e fotografi. Degli anni 1976/77 è una serie di dipinti anche di grande formato che confluiranno in una selezione per la prima personale dell'artista, tenutasi nel 1978 presso la galleria O.M.C. in Via Buranello a Genova.
Sono dipinti nei quali il giovane artista concentra una tensione carica di suggestioni novecentiste, dove continua a riconoscersi l'influenza Sironiana sottolineata da tonalità ferrigne e spazi rarefatti, ma nei quali il soggetto si carica di una vitalità meno statuaria, meno bloccata; emblematico è al riguardo "Autoritratto col pennello in mano", nel quale Trucco si ritrae intento a dipingere la tela dall'interno del dipinto.

 

 

 
Interno studio Vigne
Alberto Trucco al lavoro.
Alberto Trucco al lavoro.
Aula di scultura Liceo Artistico Statale di Genova - 1971
 
 
Alberto Trucco al lavoro.
Alberto Trucco al lavoro.
Alberto Trucco al lavoro.
Aula di scultura Liceo Artistico Statale di Genova - 1971
 
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CERIGNALE1978/1979 ...vai alle opere del periodo
Alberto, ha nel frattempo iniziato una relazione con Elisabetta Longari, una giovane universitaria genovese. La coppia decide di affittare una casa a Cerignale, un paesino dell'alta Val Trebbia dove la famiglia dell'artista trascorreva parte della vacanze estive negli anni sessanta. Cerignale è un trionfo di natura che circonda il paese e la vita della coppia; ma l'interesse di Alberto è per le persone, per i volti ritrovati della sua infanzia, per una connotazione "realista" della sua ricerca che coinvolge anche Elisabetta come modella.
Sono di quel periodo alcuni ritratti molto intensi, tra i quali "Dante" nel quale Trucco ritrae un contadino, considerato dall'artista come lo sciamano del villaggio.
La relazione con Elisabetta si incrina e nell'estate del 1979 la coppia decide di fare ritorno a Genova. In quei giorni Trucco è chiamato ad insegnare figura disegnata al liceo artistico, con gli esiti che abbiamo descritto precedentemente.
La decisione di dimettersi dall'insegnamento provoca un acuirsi delle tensioni all'interno della famiglia dell'artista e per Alberto Genova diventa una prigione. Sostenere le proprie scelte richiede coraggio. Così, con la liquidazione del suo semestre da professore e qualche risparmio, Alberto acquista un biglietto aereo one way per gli stati Uniti.

 


 
 
 
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IL PERIODO AMERICANO 1980/81 - ...vai alle opere del periodo
La città scelta come base è Philadelphia, dove risiede una anziana coppia di amici di famiglia, i signori Farrell. Dopo un breve periodo di assestamento presso i Farrell, Trucco trova in affitto un piccolo spazio al 1202 di Federal St. nel quartiere sud della città. E' un ex un negozio di cartoleria, all'angolo della dodicesima strada; sporchissimo, pieno di fogli di carta per terra, e con una back yard sovrastata da un enorme serbatoio dell'acqua; assolutamente perfetto. Per Trucco inizia un periodo di intensa attività, le sue giornate trascorrono dipingendo nel negozio-atelier di Federal St. e sono interrotte solo da "fameliche" escursioni in alcuni dei più importanti musei della east coast. Sono di quel periodo alcuni dipinti nei quali è evidente l'assorbimento di un linguaggio più "aperto" in piena evoluzione rispetto al periodo cerignalese. La produzione è continua, Trucco è assorbito e concentrato sulle tele, ma le economie cominciano a scarseggiare. Qualche lavoretto di verniciatura e qualche serata a scaricare cassette al mercato non sono sufficienti per affitto, vitto e materiali. Joan Cantor, un'amica conosciuta ad un vernissage gli propone di partecipare ad una kermesse di beneficenza presso la sinagoga di Philadelphia. Con un buffo atelier trasportabile realizzato in cartone, Alberto inizia a fare ritratti e caricature; l'esito della giornata è lusinghiero, la grande affluenza ha procurato i soldi necessari per l'affitto. Il minuscolo atelier trasportabile si renderà utile diverse altre volte.
Nelle serrate discussioni con gli amici a Philadelphia, oltre ai grandi artisti americani, Trucco dimostra di apprezzare le potenzialità di un sistema liberale e meritocratico come quello americano, ma nel profondo di se stesso, sa che la sua sfida personale e professionale dovrà prodursi prima di tutto in Europa.
Nei giorni seguenti, Joan e un amico architetto, acquistano alcuni disegni e presentano a Trucco un collezionista che compra tre dipinti; non sono cifre importanti ma più che sufficienti per consentire all'artista di continuare a lavorare. Si reca a New York con sempre maggiore frequenza; visita le grandi collezioni degli impressionisti, ma ad interessarlo ora sono i grandi maestri americani del dopoguerra: Pollok, De Kooning, Kline. Alberto è concentrato sul lavoro; di sera "visita" spesso un deposito di rifiuti non lontano dallo studio dove recupera legno e altro materiale, con il quale realizza i telai per i quadri. La produzione è continua e nel piccolo studio lo spazio comincia a mancare; alla fine del periodo in Federal St. si conteranno trentasette dipinti di vario formato e centodieci disegni. Sono opere già mature, nelle quali si nota la ricerca di una compenetrazione tra gli elementi della composizione, ancora post accademici; "europei", e il colore, che scappa dal timbro terroso e tonalissimo degli anni precedenti, per indagare una luce più cruda, contemporanea, "americana". Alcuni titoli: "Plastic Plane", "Dive and Cloud", "Storm", "Actor", "Caligola".
Nel Dicembre del 1980 il proprietario del negozio in Federal St. comunica ad Alberto di aver venduto lo spazio e gli chiede di andarsene entro un mese. Philadelphia ha in un certo senso esaurito il suo compito di "prima base". Resta –soltanto- il problema di organizzare quello che adesso è un vero trasloco, con i dipinti, pacchi di disegni, valige e diversi objets trouvè.
L'acquirente del negozio è un certo Mr. Stone, un manager nel settore immobiliare che durante la visita in Federal St. per visionare lo spazio, scopre i quadri di Trucco e se ne innamora. Stone è proprietario tra l'altro, di una rivendita di auto usate e del South Broad Diner, un ristorante sulla centralissima South Broad St. L'incontro tra i due, si risolve con l'acquisto di due grandi dipinti e una serie di dodici disegni, con i quali Stone intende decorare il ristorante. Ad Alberto andranno: un vecchio furgone Ford, un treno di gomme rigenerate e quattrocento dollari cash.
Trucco è pronto a continuare l'esplorazione degli Stati Uniti e dei suoi musei, obbiettivo la costa Ovest, quando riceve a sorpresa la visita di Juan Francisco Rosales, un caro amico d'infanzia figlio del console di El Salvador a Genova nei primi anni settanta. Juan è in compagnia della moglie Marina anch'essa amica d'infanzia dell'artista; i tre decidono di dividere le spese di viaggio e, attrezzato il furgone, partono verso sud, lungo la costa atlantica fino in Florida, per poi intraprendere un coast to coast verso la California. Alberto annota su un diario le sue impressioni dei luoghi e delle mostre visitate: "San Francisco...ho visto la mostra postuma congiunta di Philip Guston e Clifford Still. conoscevo Guston abbastanza bene, ma visto così è un'altra cosa, chi dice che sia meglio nel suo periodo informale secondo me sbaglia, il primo Guston è un delicato e tonalissimo pittore informale, come molti suoi coetanei, ma con gli incappucciati prende a calci nel culo l'arte moderna con una qualità pittorica meno estetica ma assai più graffiante, ironica, meravigliosamente espressiva. Still lo conoscevo poco e solo sulle riproduzioni. Sono nella grande sala con alcuni suoi capolavori; sto in silenzio, penso anche al fatto che si tratta di una postuma. Mi accorgo che sto zitto non solo per rispetto, ma anche perchè mi ha tolto il fiato. Non sono quadri, sono istanti di certezza sporcati dal sistema nervoso..."
L'amico salvadoregno insiste affinché Alberto si rechi a visitare El Salvador. Così, anche se non previsto, il viaggio di Alberto si estende in Messico, poi Guatemala e finalmente a El Salvador, dove Juan è ansioso di arrivare per mostrare all'amico il paese tante volte descritto negli anni genovesi dell'adolescenza. Purtroppo però al confine con El Salvador, accade un episodio disdicevole che porterà l'artista a perdere buona parte dei quadri. Un soldato addetto alle ispezioni dei bagagli, strappa un rotolo di dipinti con la baionetta per assicurarsi che non vi siano armi nascoste all'interno; Trucco reagisce e per tutta risposta il rotolo viene fatto schiacciare a calci da due piantoni e l'artista violentemente percosso.
La permanenza a El Savador si rivela molto complicata; la nazione è in balia di una cruenta guerra civile e ogni collegamento o trasporto verso l'esterno è impossibile. L'aeroporto è chiuso e oggetto di continui combattimenti, il coprifuoco, severissimo, inizia alle cinque del pomeriggio ed ogni giorno qualche disgraziato resta ucciso dai militari, per lo più ragazzi asserragliati dietro a sacchi di sabbia disposti come improbabili posti di blocco. Alberto è bloccato; disegna, scrive: "...sono andato con Eudoro a fare un giro in collina. E' tragico trovarsi in paradiso e vivere un inferno. Abbiamo fatto benzina in una parte della strada che porta all'oceano. Sono sceso dall'auto per sgranchirmi le gambe. Da un lato un crinale di piante aromatiche discendeva verso il mare; sullo sfondo una serie di colline sontuosamente lussureggianti e in ordine perfetto, incorniciava una baia di sabbia bianca. Era bellissimo. Mi sono voltato per tornare verso l'auto; sulla pompa di benzina due armadilli morti e appesi per la coda con un biglietto che ne indicava il prezzo in trenta colones; su una sedia appoggiata al muro, una giovinetta dall'espressione impaurita, si toccava il seno con gesto automatico, nell'atroce tentativo di suscitare eccitazione in qualche camionista ubriaco."
La permanenza forzata a El Salvador si risolve solo dopo tre mesi, grazie ad un "passaggio" su un volo organizzato dalla Lufthansa, per trasferire in Europa personale diplomatico. Sotto scorta militare, il corteo di vetture raggiunge l'aeroporto. Alberto lascia il furgone a Juan ed in cambio riceve l'assicurazione che quadri e disegni gli saranno spediti in Italia appena possibile.
Dopo quaranta ore e tre scali a Miami, Francoforte e Milano, senza soldi, senza quadri e senza parole, Alberto si ritrova a Genova.

 


 
L’atelier trasportabile

L’atelier trasportabile

L’atelier trasportabile in cartone dove l’artista realizzava ritratti e caricature.
                  Philadelphia 1980
 
 
 
 
 
Philadelphia 1980

Dettaglio dello studio in Federal street.

Dettaglio dello studio in Federal street.
                  Philadelphia 1980
 
 
 
 
 
 
Dettaglio dello studio al n°1202 di Federal street

Dettaglio dello studio

Dettaglio dello studio al n°1202 di Federal street, sullo sfondo, si nota il dipinto Actor, in fase di   esecuzione
                  Philadelphia 1980
 
 
 
 
 
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LA GOMMA GUTTA 1981 - 1982
"Per un artista questa città è una vera merda"
Il rientro in Italia era stato traumatico, superate le cene in famiglia e rivisti gli amici di sempre, per Alberto si ripresentano i problemi di due anni prima: trovare uno studio, sopravvivere con un mestiere difficile, tentare di affermarsi.
Lo studio delle Vigne è passato di mano, ma il centro storico di Genova rimane il solo luogo dove l'artista può immaginare di rimettersi al lavoro. Passeggiando in compagnia di un amico nella zona delle Grazie, capita di fronte ad un bellissimo palazzo, in stato di "sontuoso" abbandono. E' amore a prima vista; lo spazio è immenso, quattrocento metri quadrati con ampie finestre e sale smisurate.
Una mattina di ottobre, una telefonata di Juan avverte Alberto che i quadri sopravissuti sono pronti per la spedizione. Trucco firma il compromesso per l'affitto del primo piano di palazzo Cattaneo, nell'omonima piazza, nel centro storico di Genova.
L'idea è di realizzare uno studio d'arte in grado di autofinanziarsi, grazie agli introiti derivanti dalla gestione di corsi d'arte organizzati in diverse discipline. Nasce la Gomma Gutta. Trucco si incarica del corso di pittura e gli amici Raoul Rainato e Luca Babini, rispettivamente di quello di incisione e fotografia.
Lo studio diviene in breve tempo un riferimento per la vita culturale della città; vi si organizzano mostre di livello internazionale e alle inaugurazioni sono sempre presenti rappresentanti delle istituzioni e della vita culturale genovese.
Trucco utilizza lo studio nella sua interezza e persegue la sua ricerca che si orienta anche verso nuove direzioni, con installazioni e happenings. Nel maggio di quell'anno, a casa di un comune amico conosce Ilaria Derba, giovane grafica pubblicitaria genovese, con la quale inizia una relazione. Di quel periodo è l'incontro di Trucco con Jack Smith il famoso performer americano. Jack si fermerà sei mesi alla Gomma Gutta, realizzando due performances ed un cortometraggio.
I corsi funzionano, la Gomma Gutta è una realtà, ma Alberto è inquieto, nel settembre del 1982 gli allievi iscritti sono settantacinque e la gestione dello spazio è sempre più simile ad una scuola. Assillato da compiti gestionali, che sottraggono spazio alla pittura, e dall'ambiente genovese che gli appare statico e provinciale, Trucco decide di staccare, e nel dicembre dello stesso anno la Gomma Gutta chiude i battenti.
Subentra un periodo di riflessione dai risvolti anche difficili, la città adesso è ossessionante, Alberto sente crescere la necessità di ritrovare una concentrazione operativa come nel periodo americano.
"voglio riprendere il viaggio, per ritrovare il viaggio in me stesso"



Jack Smith

Jack Smith, ospite di Alberto Trucco allo studio D’Arte  Gomma Gutta. Genova 1982

 
Trucco intento ad affrescare

Trucco intento ad affrescare una parete. Residenza Architetto Alberto Gollini. Genova 1982-83

 
Trucco intento ad affrescare

Trucco intento ad affrescare una parete. Residenza Architetto Alberto Gollini. Genova 1982-83

Alberto Trucco al cavalletto, fotografato da Luca Babini
Alberto Trucco
Alberto Trucco al cavalletto, fotografato da Luca Babini. Studio D’Arte  Gomma Gutta. Genova 1982
 
Alberto Trucco con una sua scultura dal titolo “Uomo nel Sacco
Alberto Trucco
Alberto Trucco con una sua scultura dal titolo “Uomo nel Sacco”. Studio D’Arte  Gomma Gutta.    Genova 1982
 
Alberto Trucco: “L’uomo che non toccherà mai terra”.

Alberto Trucco

Alberto Trucco: “L’uomo che non toccherà mai terra”. Studio D’Arte  Gomma Gutta. Genova 1982
 
Aerosol   Down Town
Aerosol   Down Town
Aerosol Down Town
 
 
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IL PERIODO MALTESE 1983/84
Alberto è ospite in quei giorni di Giorgio Cavaciocchi, fotografo e fraterno amico, Giorgio ha rilevato il vecchio studio delle Vigne. La fuga dall'inazione diventa una componente terapeutica da assimilare in fretta e in dose d'urto. Quella di Malta è una scelta casuale, o meglio istintuale, da collegarsi ad alcune letture di tema mitologico. Trucco è attratto dalla descrizione dei luoghi, degli antichissimi templi megalitici e dalle leggende locali, secondo le quali in epoche remote l'isola era abitata dai giganti. Come un novello Don Chisciotte, Alberto decide di affrontare il viaggio alla ricerca del gigante. E' da notare che Trucco ha sempre avuto un particolare interesse per la mitologia, e alcuni espliciti riferimenti alla cultura pre-olimpica e greco-romana sono presenti nell'opera dell'artista in diversi periodi di produzione.
Malta febbraio 1983
L'isola è vuota e rilassante, la capitale è pigramente vissuta dai suoi abitanti nella ventosa routine invernale. Alberto trascorre i primi giorni visitando gli splendidi siti archeologici di Hagar Qim e Tarscen e a perdersi nelle strette viuzze del centro della capitale. Qualche giorno dopo il suo arrivo, incontra il professor Mario Sintich, direttore dell'istituto italiano di cultura. Nel corso dell'incontro Sintich informa Trucco che il teatro nazionale maltese ha di recente acquisito un'ala di un palazzo nobile da adibire a nuovo foyer, e che proprio in quei giorni, lo staff del teatro è alle prese con i progetti per la decorazione del grande soffitto in legno. Sintich si offre di presentare a Trucco il dott. Agius Ferrante, presidente del teatro nazionale maltese. L'incontro si svolge in teatro dove il presidente illustra agli ospiti i progetti per le decorazioni. Ferrante chiede a Trucco di realizzare una prova di sua ideazione su un campione di legno. Affidato al falegname del teatro, Alberto si fa consegnare una vecchia porta sulla quale realizza la sua idea. Ferrante è entusiasta e chiede a Trucco la disponibilità ad eseguire l'intero soffitto con quella tecnica.
La disponibilità economica del teatro non è sufficiente a coprire i costi di soggiorno e il "gettone" dell'artista. Ferrante chiede la partecipazione delle istituzioni.
A finanziare l'intervento in teatro, sarà il Ministero degli Interni maltese che, ufficialmente, incarica Trucco di allestire un gabinetto di restauro, mirato ad un intervento conservativo nella Sacra Infermeria dei Cavalieri.
<< Alla fine del 1980, durante l'esecuzione di un intervento di consolidamento statico del complesso architettonico dell'ospedale dei cavalieri di Malta, a seguito di una parziale demolizione, fu rinvenuta una stanza della quale si ignorava l'esistenza. All'interno della sala era custodita una grande cassa di legno che conteneva una incredibile collezione di strumenti chirurgici in oro massiccio, risalenti alla metà del XVII secolo. La sala, celata per secoli, si era salvata dagli"imbianchini" napoleonici che avevano coperto di calce il resto delle decorazioni presenti in altri locali. Sui muri della stanza, del tutto simile al resto della grande corsia dell'ospedale, erano visibili dei dipinti raffiguranti dei numeri iscritti in fregi che richiamavano gli stemmi nobiliari delle grandi famiglie europee e che erano utilizzati per identificare i ricoverati. Nei mesi seguenti il ritrovamento, fu realizzata una sommaria pulitura dei numeri ancora nascosti dalla calce che, pur danneggiati, erano ora riconoscibili.>>
L'idea di Ferrante era semplice: Trucco sarebbe rimasto a Malta retribuito dal ministero degli interni per formare un gruppo di giovani restauratori da impegnare nel recupero delle decorazioni, ma nella realtà il suo compito sarebbe stato principalmente mirato alla decorazione del soffitto nel foyer del teatro. Nei sette mesi successivi, l'artista realizza la decorazione e organizza il gabinetto di restauro, affidato in seguito a due giovani diplomati dell'accademia di belle arti maltese.
Durante il soggiorno maltese Trucco è impegnato nella decorazione del foyer, ma sono di quel periodo anche una serie di studi e disegni tra i quali un "ritratto di pescatore" e un grande dipinto ad olio:"carnevale maltese".
Il rientro in Italia è dell'ottobre del 1984. Alberto è deciso a trascorrere il minor tempo possibile a Genova, ma non è tutto così semplice. Il padre dell'artista si ammala gravemente ed è costretto a sottoporsi a un delicato intervento al cuore; come se non bastasse, alcune bollette della Gomma Gutta risultano non pagate e i già modesti guadagni maltesi evaporano velocemente. Alberto sente crescere la rabbia di una condizione che pare senza via d'uscita, almeno per l'immediato futuro.Quello che una mattina di gennaio del 1985 sale sul treno per Milano forse è un guerriero o forse solo un cane affamato.
Trucco non ha niente. Pennelli e colori, costituiscono gran parte del bagaglio, a Milano fa freddo e Alberto trova ospitalità per qualche tempo da un amico. Gli affitti anche per stanze modestissime sono fuori portata; è la "Milano da bere".
In Viale Col di Lana, in zona ticinese, Alberto si ritrova a far visita a Luca Babini, l'amico dei tempi della Gomma Gutta; camminando tra i grandi cortili che formano il complesso, nota che alcuni appartamenti sono vuoti, mentre altri con evidenti segni di vita paiono più "occupati" che affittati. Dopo un breve colloquio con una simpatica signora facente funzioni di portinaia, Alberto sale al primo piano dove forza la porta di un appartamento disabitato e lo occupa.

 
Carnevale Maltese
Carnevale Maltese
Carnevale Maltese
 
 
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  "MILAN GHE' IL PAN" - ...vai alle opere del periodo
Nello studio in viale Col di Lana, Trucco sta per iniziare un periodo molto importante della sua attività. Ora è veramente e solamente un pittore che si concentra sui quadri; sulla materia della pittura. E' un assorbimento totale. Alberto "riceve" in studio solo gli amici intimi, mentre Ilaria lo raggiunge per i fine settimana.
La "trance" creativa produce una prima serie di dipinti denominata dei "Nudi di Aeroplano" nei quali l'artista pare riunire in una dimensione ironica e formalmente figurativa le recenti esperienze americana e maltese; si tratta di grandi formati nei quali Trucco raffigura aerei vagamente antropomorfi, sinuosamente adagiati su poltrone e divani ed inseriti in ambienti domestici; sullo sfondo di alcuni dei dipinti è riconoscibile lo studio di Col di Lana. Pur essendo composizioni totalmente autonome, risulta chiaro il ricordo della mostra di Guston a San Francisco.
I quadri di Trucco cominciano a farsi apprezzare ma il mercato è limitato a qualche acquisizione da parte degli amici. Un importante contributo alla sopravvivenza arriva dalla moda.
Alberto realizza alcune scenografie per video pubblicitari e diversi fondali decorati per riprese fotografiche e sono questi "lavoretti" a consentire all'artista di affrontare il quotidiano. In studio, Alberto è intento alla creazione di una serie di "affreschi su polistirolo" con i quali coniuga le conoscenze tecniche assimilate all'accademia, con l'inserimento di un supporto contemporaneo.
I titoli di questo periodo, sottolineano con ironia il momento di transizione che Trucco sta vivendo: "Sono un artista italiano", "Esercizi di firma", "Poltrona inquieta", "Suzione ed eruzione".
La vita dell'artista è votata totalmente al lavoro e assume una connotazione di soffuso misticismo. In quel periodo la vita culturale milanese è dibattuta tra la dimensione cocainica dell'apparato modaiolo e la riflessione sensibilista e profondamente religiosa di Giovanni Tesori; divulgata a piene "righe" dal Corriere della Sera. Trucco è interessato alle tematiche testoriane, e sono forse anche quelle letture a indirizzare la sua ricerca sul tema di San Sebastiano. Quella che Trucco riversa nella serie di dipinti dedicati al Santo è una nuova energia che manifesta in modo palese un'importante evoluzione. Lo spazio si svuota in una sorta di rarefazione compositiva e l'elemento gestuale emerge in modo vigoroso, anche i colori si neutralizzano in luce pura e graffiante. Gli elementi essenziali dei dipinti sono il corpo martirizzato e trascendente del santo, e lo spazio nel quale la freccia scoccata è in volo, ma non ha ancora raggiunto il bersaglio. Anche in questo caso, ma in un contesto più concettuale che formale, è rintracciabile una suggestione del periodo americano, legata ai quadri di Clifford Still, e a "quell'istante di certezza sporcato dal sistema nervoso" che in questa serie milanese si manifesta non nella "stesura" come in Still, ma nella "tortura istantanea" del colore, schiacciato, smembrato dal gesto, in un istante di certezza; appunto. Certezza di cosa? Forse dell'elemento significante o dell'evento.
Nella ricerca di Trucco è presente la continua rivendicazione di un'autonomia espressiva non condizionata ad appartenenze o tendenze e che si presenta quindi eterogenea, in alcuni momenti quasi contraddittoria.
Il rapporto tra figurazione e astrazione è equilibrato, anche se l'elemento "anatomico", quasi sempre prevalente, è indicativo dell'importanza che riveste per l'artista la riflessione sulla condizione umana. Nell' instancabile produzione pittorica di quel periodo, Trucco realizza anche alcuni dipinti non strettamente attinenti alla tematica di San Sebastiano, tra i quali un "Arlecchino" del 1986, che verrà acquistato da Paulo Greuel, un fotografo tedesco di origini brasiliane che si trova a Milano per lavoro. Giunto in Germania ed esposto nello studio del fotografo, il dipinto attira l'attenzione di un giovane mercante d'arte e musicista tedesco, Gottfried Tollmann che chiede a Greuel di presentargli l'autore del dipinto.
Invitato da Greuel Trucco si reca a Colonia.

 
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VERSO IL CONFRONTO INTERNAZIONALE KOLN/PARIS
Gottfried Tollmann è il figlio di Ghunter Tollmann, noto pittore ed esponente della corrente informale tedesca degli anni sessanta. In quel periodo Gottfried è impegnato a Colonia con la sua band nella registrazione di un disco e nel frattempo organizza cene e riunioni con collezionisti ai quali propone opere di grandi maestri classico-moderni. I dipinti provengono principalmente da aste, collezioni private e dalla collezione della moglie di Gottfried, Nicole Meyer, figlia di Oscar Meyer notissimo mercante d'arte antica di Los Angeles e di Rita Alix Meyer titolare dell'omonima galleria d'arte a Parigi.
Gottfried e Alberto legano subito e Tollmann si propone di presentare il lavoro di Trucco ad alcuni galleristi e collezionisti.
Ha inizio così un profiquo rapporto di collaborazione che in breve tempo, porta Trucco a realizzare due mostre personali a Brema -Roschen Galerie- e a Francoforte –Thomas Poller Galerie-.
Nel 1987 a Genova, Alberto sposa Ilaria Derba, dalla quale avrà due figli: Zeno e Amedeo Ilaria incinta di Zeno 1987 - Ilaria incinta di Amedeo 1989.
L'iniziazione al mercato internazionale, si completa però la sera dell'11 Febbraio 1988, presso la Galerie Meyer, al 17 di Rue Des Beaux Arts, dove Alberto Trucco inaugura la sua prima mostra personale a Parigi. L'esposizione verte essenzialmente su di una selezione di opere della produzione milanese della serie di San Sebastiano, di alcuni disegni e due piccole sculture. La mostra riscuote successo e si creano i presupposti per una futura collaborazione.
Nel 1988, Tollmann e Trucco fondano la "Miau Haus" una ironica rivisitazione della Bau Haus, che si propone di creare un gruppo di artisti internazionali, da coinvolgere in manifestazioni e mostre; nel quadro di un interscambio culturale e multidisciplinare basato sulla difesa di comuni valori, come: la tutela della sostenibilità ambientale, ( Tollmann era stato allievo di Beyus all'accademia di Colonia) e l'etica delle relazioni interpersonali. Con la Miau-Haus Trucco esporrà nel tempo, in diverse occasioni e sedi.
Trucco dipinge ormai stabilmente a Parigi. Alla Bastiglia, nella "cave" di casa Tollmann, è stato allestito uno studio, dove l'artista trascorre la maggior parte del tempo. Diversi collezionisti hanno iniziato ad interessarsi al suo lavoro e non sono rare le serate in cantina a discutere d'arte tra quadri e… bottiglie.
Verso la fine del 1988 Alberto e Ilaria acquistano un vecchio cotonificio a Fabbriche di Voltri, una frazione del Comune di Genova, l'edificio è immenso con i suoi 4000 metri quadrati e la coppia intende ristrutturarne una porzione da adibire ad abitazione per la famiglia e un'altra come studio per Alberto.
Nel cotonificio sono presenti molti reperti di archeologia industriale che insieme a legname in quantità, costituiscono un importante "repertoire" di supporti, che l'artista recupera, stravolge e trasforma in opere d'arte.
A Parigi intanto, un noto gallerista della rive gauche: Jaques De Vos, ha molto apprezzato i quadri di Trucco, e chiede alla Galerie Meyer di organizzare una mostra congiunta dell'artista.
A Fabbriche l'attività è frenetica, Trucco dipinge, salda, scolpisce, disegna; circondato dagli amici che collaborano come assistenti alla produzione. In questo periodo realizza anche un cortometraggio dal titolo " La vera storia di Atlantide" e una serie di Multipli in ferro e cera.
Anche la fotografia si affaccia nell'universo creativo di Trucco; è del primo periodo di "Fabbriche" una serie di fotografie denominata " Centurioni di Atlantide" nella quale sono raffigurati gli amici e i frequentatori dello studio in una luce liquida, "umida" di quei giorni afosi dell'estate 1989.
Il 29 Settembre 1989, presso le gallerie De Vos e Meyer, si inaugurano in contemporanea a Parigi le due mostre personali di Alberto Trucco dal titolo:" I naufraghi di Citera".
Spunto per il titolo della mostra, oltre alla famosa leggenda dell'isola greca ove si narra sia nata Afrodite, Dea della bellezza e dell'amore, è un dipinto del 1718 di Antoine Watteau "l'imbarco per Citera" ove è descritto il percorso ideale di una coppia di amanti; dall'incontro, all'innamoramento, all'imbarco verso l'isola, verso l'amore. Ancora riferibile all'influenza paterna, il tema del naufrago e del naufragio si ripresenta anche in questa occasione.
La mostra ottiene un importante successo di vendite e il nome di Trucco inizia a circolare con insistenza nel "milieu" dell'arte parigina. La critica in un primo tempo pare più intenta a contestare la presenza di un altro "italiano" sulla scena francese, che non ad approfondire la lettura di una proposta che sintetizza in modo mirabile la tradizione mediterranea con la contemporaneità mitteleuropea e post-industriale. Trucco non è un transavanguardista italiano del momento, è una luce autonoma, un "cane sciolto". Nel suo lavoro, anche la connotazione espressionista (pur presente) non si esprime con l'acidità dei colori e il "disgusto" dei Selvaggi viennesi di gran moda all'epoca, ma piuttosto con la struggente melanconia di un plenilunio mediterraneo, odoroso, poetico, erotico.
Difficile inquadrare questo "acrobata della pittura".
Tra le opere esposte alle gallerie Meyer e De Vos, citiamo: "Il sogno del naufrago", "Mozzi" "Bacheca", "Imbarco per Citera".
E' proprio "Imbarco per Citera", l'importante dipinto del 1989, (160 x 220 cm) venduto la sera stessa del vernissage, a determinare un'altra importante svolta nel percorso di Trucco.
Ad acquistare il dipinto è Patricia Dorfmann, collezionista e moglie di Jacques Dorfmann, famoso produttore cinematografico. Madame Dorfmann e il suo associato Laurent Roux, stanno per aprire una galleria d'arte a Parigi e ritengono che Trucco sia l'artista giusto per la mostra inaugurale della nuova galleria.
Nel 1990 Ilaria e i bambini si trasferiscono a Parigi in un appartamento affittato in Rue Des Pyrenees.
Alberto lavora ancora nello studio-cantina in Rue de Charonne.
Sempre del 1990 è un'altra mostra a Francoforte: "Sculture su cartone", Thomas Poller Galerie.
Patricia Dorfmann e Laurent Roux, hanno ultimato i lavori di ristrutturazione dei locali che ospiteranno la nuova Galleria che, nel Dicembre del 1990, inaugura lo spazio espositivo con una personale di Alberto Trucco, dal titolo: "Grands Formats". Sono esposti sedici dipinti, una trentina di disegni e una scultura. I quadri sono tutti di grande formato e per lo più realizzati ad olio su carta; ricordiamo: "Il sogno del Naufrago II ", "Figura su carta colorata".
Pochi mesi dopo, Tollmann apre una galleria d'arte alla Bastiglia, la Galerie Gordon Pym & Fils.
La galleria inaugura con una mostra importante: il "Codice Madrid" di Joseph Beuys. Le opere, alcuni importanti disegni e multipli, sono il frutto di una complicata raccolta presso diversi collezionisti tedeschi. Dopo il richiamo della mostra di Beuys, è il momento della Miau Haus con una bella mostra che ospita i dipinti dei quattro fondatori del gruppo: Crhis Newman; Alex Jordanov; Gottfried Tollmann e Alberto Trucco.
Nell'estate del 1991, su invito del Conseil du Var, il gruppo formato dagli stessi artisti, espone a Saint Tropez, in una mostra evento, dal titolo "Special Salades" che trasforma il centro del paese in un happening. Trucco espone due dipinti e una scultura in terracotta e metallo: "Testa Inespressa".
Nell'inverno dello stesso anno, a Parigi la galleria Gordon Pym & Fils allestisce una personale dal titolo "Inespresso".
La riflessione sul tema della condizione inespressa dell'esistenza è un pilastro della poetica dell'artista. Non fatto, non detto, non vissuto; sono molte le cose mancanti nel percorso della vita, sono lacune subdolamente imposte dalle convenzioni, dai dogmi, dalle religioni. L'artista affronta la tela riflettendo su queste "mancanze", e sulle conseguenze che tragicamente, maldestramente esse producono nella nostra vita di relazione. "Le parole non servono", per chi, purtroppo per lui, sia in grado di "vedere" il dramma di questa realtà "celata", non rivelata. E' ciò che sfugge al nostro controllo a creare un linguaggio "rivelato" che l'artista riconosce, assimila, decodifica, traduce in immagini.
Per Trucco anche i quadri sono inespressi, mancanti di ciò che forse sarebbe stato ancora possibile scoprire, raggiungere, all'interno del magma creativo; ma non lo è stato. Con la scritta "inespresso," che comparirà molto spesso su quadri, disegni e sculture della produzione di Trucco degli anni novanta, l'artista ci informa di essere consapevole della sua condizione di "inseguitore", ricercatore.
"sperimentare vuol dire non sapere cosa si sta per scoprire"
Con "Inespresso" Trucco raccoglie consensi e collezionisti.
L'anno seguente, sempre alla Gordon Pym & Fils, inaugura "Family Six Packs" la seconda mostra dell'artista nello spazio di Tollmann. E' una serie di opere realizzate prevalentemente su supporti in legno colorato recuperati da vecchie cucine, sui quali l'artista dipinge figure realizzate con una gestualità agevolata dalla superficie lucida del fondo smaltato, che facilita lo scorrimento del pennello. L'azione è fulminea; come in un fotogramma la figura è bloccata, incollata al fondo del suo quotidiano, ma in questo caso sugli sportelli di una cucina. Il clima è "domestico" ma non rassicurante; la condizione inespressa dell'esistenza si manifesta tra le mura domestiche, dove il dialogo tra i protagonisti della scena, è affidato ad un pezzo di cartone con la scritta Family six Packs".

Ancora un viaggio a New York, nella primavera del 1992 dove espone con la Miau Haus al Waxing Trade Center Novembre 1992, un'altra esposizione personale, alla Galerie Patricia Dorfmann: "Simbad il Marinaio" è il titolo della mostra.
Riaffiora il tema legato al mare e alla figura del marinaio, ma questa volta immaginifico, notturno, ricco di essenze e cordami, spruzzi di mare e visioni d'orizzonte.
Alberto ha cambiato studio, ora lavora in Rue Tesson, in un grande spazio che la sua gallerista Patricia Dorfmann gli ha messo a disposizione.
A Parigi, in occasione dei campionati del mondo di Squash, all'artista è commissionato il trofeo per il vincitore, e nel corso della manifestazione, al Cirque d'Hiver è allestita una mostra di Trucco che tratta il tema del corpo dell'atleta in movimento.
E' il 1993, inizia un periodo di intensa attività espositiva.
Nel corso dei sei anni successivi, le opere di Trucco, saranno presentate dalla galleria Dorfmann in diversi "Salon", come: Dècouvertes - Parigi / Salon de Mars - Parigi / XX-XXI-XXIII-XXIV-XXV-XXVI F.I.A.C. - Parigi / Fiera internazionale d'arte contemporanea - Basilea / 60 Rooms for a View - Amsterdam / Koln Messe - Colonia / For the Vision of the 21st Century - Seul.
Del 1994 è una esposizione al Centre d'art Astrolabe, a La Rochelle.
Trucco ha cambiato ancora atelier, ora lavora all'Hopital Ephemere, un vecchio ospedale riconvertito in studi per artisti a Montmartre. Nel grande spazio; una ex sala operatoria, l'artista realizza una serie di modelli di sculture, che prenderanno il nome di "Sculture Celate". In esse riversa in chiave tridimensionale le emozioni e la tensione dei dipinti inespressi, ma, con l'approccio volumetrico, anche la luce subisce un cambiamento, divenendo più morbida e "mentale", spesso bianca, ben visibile anche in alcuni dipinti del periodo, come: "Lettera ad un'amica". La condizione celata dell'esistenza assume la forma di una scatola in vetro sabbiato, all'interno della quale i corpi non sono riconoscibili nel dettaglio ma solo intuibili. Nella serie delle opere celate, sono presenti anche aperture al design, che, rivisitato e mirato ad una utilizzazione più spirituale che pratica, conferisce all'oggetto d'uso quotidiano una diversa funzionalità intellettuale; pensiamo a "Tavolo Asociale", o "Pegasino a dondolo" o ancora al “Rivelatore Acustico di Presenze Celesti”.
Il progetto delle sculture celate è presentato a Parigi nella primavera del 1995 dal critico d’arte Stephane Huchet. Ecco il testo della presentazione tenutasi alla Galleria Patricia Dorfmann:<leggi>

Nel 1995 a Parigi, Trucco è invitato dalla Galerie Enrico Navarra alla esposizione Omaggio a Roger Vivier"; una collettiva che rende omaggio al grande stilista francese e alla quale partecipano artisti di fama internazionale.
Sulle pagine di Le Figaro, il critico d'arte Michel Nuridsany parlando delle opere di Trucco di quel periodo, scrive: " E' tutta l'eleganza dell'arte italiana che si mostra in questi lavori di Trucco…"
Sempre all'Hopital Ephemere realizza un modello per un monumento da collocare in mare, dal titolo "Le Trou dans l'Eau". Le sculture celate e alcuni dipinti del periodo sono esposti alla Galerie Dorfmann in una mostra personale della fine del 1995, che si intitola "Ring". La mostra propone anche una divertente ed elegantissima miniserie intitolata "Angel Accident" Il tema prende spunto da un piccolo dipinto del XVI secolo di autore anonimo e raffigurante un'annunciazione, che l'artista aveva visto esposto nelle sale del Fine Arts Museum di San Francisco. Il quadro ricalca una classica composizione con l'angelo raffigurato nel passaggio attraverso una finestra, dalla quale si vede la stanza dove la Madonna pare assorta in delicato raccoglimento. L'angelo immaginato da Trucco è un po' maldestro e nel passaggio attraverso la finestra, non scorge il vetro. Sulla finestra resta un'ala recisa. Incidente dell'angelo. Ma niente paura, dal fantastico e organizzatissimo conclave celeste ecco giungere un'ala di ricambio; "Recharge Standard" è il titolo dell'opera, una scultura-dipinto a forma d'ala, realizzata interamente con nastro adesivo del tipo comunemente usato per imballaggio. La resa cromatica e materica è sorprendente; il nastro appare prezioso e aderentissimo all'idea di una confezione di manifattura celeste. Dello stesso periodo è un multiplo realizzato in nove esemplari dal titolo "Rivelatore Acustico di Presenze Celesti". Non solo ironia nella mostra parigina, ma anche alcuni delicatissimi disegni sempre sul tema dell'annunciazione, come "Piccolo Trittico dell'Angelo"
Continuano anche i collegamenti con l'Italia dove Ilaria coordina gli interventi di ristrutturazione del cotonificio.


 
Catalogo
Ilaria incinta di Zeno - 1987
Ilaria incinta di Zeno - 1987
 
Catalogo
Ilaria incinta di Amedeo - 1989
Ilaria incinta di Amedeo - 1989
 
 
Catalogo
Catalogo
Catalogo della prima personale dell’artista alla Galerie Meyer. Parigi 1988
 
 
Catalogo
Catalogo
Catalogo della mostra Miau Haus a St. Tropez
 
 
Alberto Trucco a Parigi con il dipinto Autoritratto Rosa
Alberto Trucco
Alberto Trucco a Parigi con il dipinto Autoritratto Rosa
 
 
 
Alberto Trucco a Parigi con il dipinto Urban and Vertical
Alberto Trucco
Alberto Trucco a Parigi con il dipinto Urban and Vertical
 
 
 
Il gruppo Miau Haus
Il gruppo Miau Haus
Il gruppo Miau Haus fotografato da Mattia Morgavi.
 
 
 
Alberto Trucco
Alberto Trucco
Alberto Trucco
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Copertina Catalogo "Omaggio a Roger Vivier

Copertina Catalogo

Copertina Catalogo "Omaggio a Roger Vivier"
Galleria Enrico Navarra Parigi 1995
 
Ispirazione della Fata - Cinderella Shoes Box
Ispirazione della Fata
Ispirazione della Fata - Cinderella Shoes Box
Parigi 1998
Scarpe di Roger Vivier in contenitore di vetro sabbiato
 
 
 
 
 
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SAN SEBASTIANO CURATO DA IRENE

Nella primavera del 1996, durante un periodo di "soggiorno" a Fabbriche, Trucco realizza una importante scultura –semicelata- "Amore e Psiche" col sottotitolo di "San Sebastiano curato da Irene". La scultura e diversi dipinti saranno esposti nell'autunno dello stesso anno in una personale a Francoforte, presso la galleria Poller.
Nel Novembre del 1996, il padre dell'artista muore a Genova, questo evento costituirà in un certo senso, un motivo di riconciliazione con la sua città, che l'artista riscopre con occhi maturi e ritrovato affetto.
Di rientro a Parigi, Trucco prosegue il lavoro con una serie di grandi dipinti su plexiglass. Il colore, applicato non solamente sulla tela ma anche sul "vetro della cornice" e proiettato dalla luce, rende intrigante la profondità della composizione. Contemporaneamente ai dipinti, realizza anche alcune sculture, come: "Welcome " che, collocata all'ingresso della galleria Dorfmann in occasione di "Out-Out", un'altra personale di Trucco, provocatoriamente ci "invita" a NON entrare.
La mostra è dell'inverno del 1996; grandi dipinti, che rappresentano l'estrema, radicale riflessione sul percorso dell'inespressione e della lotta alle convenzioni. La pittura è asservita all'idea e le ampie stesure bianche sono funzionali al linguaggio adottato, sobrio, asciutto. E' la combinata partecipazione sia dell'esterno che dell'interno del quadro a sorprendere, come in "Mercurio in Giappone", raffinato dipinto, nel quale Mercurio è bloccato nel momento di spiccare il volo verso l'interno del quadro, mentre la sua ombra si stende su un fondo composto da fogli di giornale giapponese, dove tutte le parole sono state coperte con piccole pennellate di pittura bianca. Tra le opere esposte anche: "Stop Killing the Wales", dipinto-denuncia, in cui l'artista riversa la rabbia per lo scandalo della mattanza dei cetacei.
La vita a Parigi si divide spesso tra cene e obblighi di presenzialismo, nei confronti dei quali l'artista comincia a dare segni di insofferenza. I viaggi con L'Italia si susseguono con maggiore frequenza. A Fabbriche, Trucco lavora ad una serie di "Scatole magiche", ovvero scatole in vetro, (questa volta trasparente), sulle quali l'artista traccia ampie strisce colorate sia all'interno che all'esterno dell'oggetto. IMAGE
Nel 1998 è invitato da Jean Michel Ribettes alla mostra " Fetiches & Fetichismes, nello spazio del Passage de Retz, sempre a Parigi.
A Genova realizza un'altra scultura celata: "Anello Celato" con il sottotitolo "il suono del prezioso" – Progettato assieme alla serie dell'Hopital Ephemere, questo prezioso monile ci suggerisce un modo diverso di considerare gli elementi, le cose, le idee. Tutti i materiali e le lavorazioni che lo costituiscono, sono infatti usati in modo esattamente contrario alla prassi adottata comunemente in oreficeria. Così l'oro bianco comunemente lucidato qui è lasciato grezzo, idem per il cristallo della scatola che, usato per la perfetta trasparenza, al contrario qui è sabbiato, che dire infine dei nove diamanti Wesselton G.F.E. da 5 punti, che usualmente incastonati, bloccati saldamente al corpo dell'anello, qui sono liberi di muoversi, di urtare le pareti di cristallo all'interno della scatola producendo un tintinnio, un suono prezioso. Indossare questo anello ci obbliga a riequilibrare il nostro rapporto con l'ostentazione. Eleganza celata.
 
Del 1999 è "Unrevealed Arguments", personale alla Galleria Rebecca Container a Genova. Questa mostra segna il ritorno del figliol prodigo, che ventuno anni dopo torna ad esporre con una personale nella sua città.
E' il 2000. Nello studio di Fabbriche sono appese enormi tele sulle quali Trucco ha dipinto "Cacciatore di lacrime" e " Venditore di Onde", manifestando ancora una volta la doppia vocazione per i grandi formati e per il mare.
Nel 2002 l'artista è chiamato a progettare l'allestimento interno e le decorazioni di un nuovo istituto termale a Casablanca. Trucco lavora in Marocco per circa un anno. Realizza una Serie di sculture di gesso, che, dopo essere state sezionate e attraversate da lastre di vetro sabbiato, comporranno un percorso "celato" alla promiscuità della contemporanea frequentazione delle terme da parte di persone di sesso diverso; non consentita dalla morale islamica. L'artista come d'abitudine, annota le sue riflessioni: "…sarebbe il sogno di qualsiasi architetto; dalla vetrata del mio studio domino il sottostante cantiere con i muratori intenti a realizzare quello che ho appena finito di disegnare…ho dato a Jawed i disegni degli archi per la piscina, sono le dieci e tra poco si riuniranno tutti per la preghiera.
Il mio assistente mi ha riferito che il "celebrante"e gli operai hanno molto apprezzato che io abbia abbassato il volume della radio quando hanno iniziato a pregare.
Sto bevendo un caffè al chiosco di Sidi Marouf…penso alla faccenda della radio; per me è normale rispettare le usanze locali, ma mi rendo conto che non l'ho spenta solo per rispetto, ma anche perché il richiamo alla preghiera è un momento"musicale" un'oasi rinfrescante per l'udito, un "mantra" che in un certo senso, ti rapisce dal quotidiano. Un'altra splendida ritualità è l'abluzione. Penso che bagnarsi il viso, semplicemente, naturalmente, sia un gesto bellissimo, evocativo di un rapporto ancestrale di totale appartenenza alla fluidità della vita.
Sono tornato in studio, dalla vetrata guardo Jawed che sta impostando gli archi della piscina…

Il soggiorno in Marocco è caratterizzato dall'interesse dell'artista per l'artigianato locale ed in particolare per la produzione ceramica e per la tecnica del Tadlack, una calce locale che per metodo di applicazione ricorda lo stucco veneziano.
Al rientro in Italia, Trucco allestisce uno spazio dedicato alla lavorazione ceramica nello studio di Fabbriche e si dedica alla produzione di vasi e sculture in terracotta.
Ancora percorsi ed esposizioni, come: "le Maschere di Ubaga" una divertente collettiva sul tema delle maschere in Liguria organizzata nel Museo di Pieve di Teco; o "Dessine Moi un…" del 2004 e "Phase Zero" del 2009 entrambe alla Galerie Serge Aboukrat a Parigi; è del 2010 la partecipazione a "Rolli Days", una mostra happening, organizzata dal Comune di Genova per promuovere la frequentazione turistica nel centro storico. Trucco espone una scultura: " Pegaso a dondolo II".
Lo studio e la residenza di Fabbriche entrano in una fase di radicale "restiling"con importanti interventi di ristrutturazione e trasformazione. Lo studio di Alberto è invaso da griglie, ponteggi e muratori.
Lasciamo l'artista tra le polvere di cantiere, in attesa di un suo previsto soggiorno a Roma, per realizzare una nuova serie di dipinti.

 

Traduzioni e trasposizione dei contenuti critici e biografici, a cura della Rebecca Container Gallery - Genova 2013


 

 

Proprietà intellettuale dell'artista.


Alberto Trucco al lavoro nella sala di pietra
Alberto Trucco
Alberto Trucco al lavoro nella sala di pietra. Fabbriche di Voltri - Genova 1989
 
 
La madre dell’artista
La madre dell’artista.
La madre dell’artista. Fabbriche di Voltri - Genova 1989
 
 
Danilo inespresso con la maschera.
Danilo inespresso con la maschera.
Danilo inespresso con la maschera.
 
Dettaglio dello studio a Fabbriche
Dettaglio
Dettaglio dello studio a Fabbriche
 
Interno dello studio a Fabbriche
Interno dello studio di Fabbriche
Interno dello studio di Fabbriche, con il dipinto Arlecchino.
 
 
 
Teste Inespresse prima della celatura
Dettaglio dello studio a Fabbriche
Dettaglio dello studio a Fabbriche. Sulla destra si nota la serie di nove Teste Inespresse prima della celatura nelle scatole di vetro sabbiato.
 
Teste Inespresse prima della celatura
Dettaglio dello studio a Fabbriche
Dettaglio dello studio a Fabbriche. Sulla destra si nota la serie di nove Teste Inespresse prima della celatura nelle scatole di vetro sabbiato.
 
Afrodite
Afrodite
Afrodite
 
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Alberto Trucco Pittore - Genova
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