ALBERTO TRUCCO PITTORE
 

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  SCULTURE CELATE

 


Il progetto di Alberto Trucco è costituito da una serie di dodici sculture, completate da una performance, realizzate a Parigi durante il suo soggiorno a L’Hopital Ephemère nell’inverno del 1994. L’esposizione, si inserisce in una prospettiva di sintesi degli elementi fondamentali della ricerca intellettuale dell’artista. La grande installazione concepita con il titolo di “ Buco nell’Acqua”, è al riguardo, emblematica, presentando un –condensato- del suo lavoro sotto il segno della superficialità, del vuoto, della riflessione, del celato.
Le installazioni sono progettate per grandi spazi espositivi; le loro proporzioni necessitano di luoghi adatti alle importanti ambizioni espressive.
L’elemento biografico, fa di questo progetto una creazione immediatamente legata alla sensibilità e all’esperienza di un artista che sottomette le sue opere ad un –allargamento- alla ricerca di nuove prospettive che richiedono uno spazio, degli spazi, larghi, dove si possa comprenderne l’origine tanto nelle reminescenze dell’infanzia, dell’adolescenza, nelle ereditò familiari, quanto nei luoghi che hanno visto nascere i suoi lavori; un immenso atelier a Genova, accanto a una non meno imponente dimora.

La Figurazione Celata

Il registro centrale di questo progetto è quello della “condizione dell’uomo”; o come l’artista stesso la definisce, la “condizione inespressa” dell’uomo, di quella parte incompiuta vale a dire infinitamente non finita del suo essere, la dove risiede l’idea di un rapporto tra la vita e la morte.
Più importante; il non finito, non come quello della morte naturale, ma quello inerente agli atti che cercano i loro orizzonti in ciò che si rifiuta per essenza a rivelarsi. L’atto non finito è concettualmente determinato dal suo in-finito in atto. Tutta la forza del pensiero e della quiete metafisica umana trova qui la sua fonte, in un difetto di origine identificabile, che è l’eredità originaria dell’uomo.
In una recente intervista rilasciata ad uno psicoanalista, Alberto Trucco ama ritenere il termine lacaniano di “dèsetre”come quello conveniente perfettamente al tono e all’atmosfera del suo lavoro. In una delle sue sculture, Alberto trucco rende omaggio a Yves Klein, reminescenza del suo salto nel vuoto che è” l’avant-gout du reel lacanien”, la negazione dell’essere nella consapevolezza del nostro rapporto quotidiano con il dèsetre.
La suggestione della condizione inespressa trova forma dentro dei grandi contenitori cubici in vetro sabbiato, che velano le sculture contenute all’interno.
Il cubo sigillato, volontariamente incompiuto, ha un illustre modello; le grandi sculture di Michelangelo, i “Prigioni”, esse rappresentano una forma umana –presa- nello spazio indeterminato che separa il profilo uscito dal blocco di marmo e il suo imprigionamento la dove è stato in parte sgrossato.
Il disegno della forma umana non è che un orizzonte promesso, a non realizzarsi mai.

Lo Spazio

Lo spazio è fisico e mentale. Talvolta le sculture celate collocano lo spettatore davanti a una figura senza spazio fisico, racchiusa in un cubo di vetro sabbiato, così quando l’uomo non trova lo spazio della sua totale realizzazione, lo spazio stesso non perviene, non più, al suo completamento.
A uomo incompiuto, spazio incompiuto.
All’uomo chinato su se stesso nella ricerca di un’uscita di sé, di una posizione significativa nello spazio, corrisponde uno spazio in attesa di farsi, di colmarsi, di incarnarsi.
Di questo spazio che non raggiunge una piena misura perché l’uomo non si realizza, Alberto Trucco ha creato un simbolo michelangelesco.
C’è una scultura di un uomo chino su di sé, un uomo di cui non si profilano che il sopra delle spalle, il collo, e la nuca; la larghezza e l’altezza del corpo scompaiono nel blocco di materia, la base, che lo imprigiona dai piedi al volto.
Tale è l’immagine dell’uomo in una figurazione dell’incompiuto; l’uomo è senza spazio, l’uomo soffoca nel proprio spazio fino a divenire lui stesso oggetto. “Itself”… il titolo della scultura lo esprime bene.

L’Idea

Ma questa figurazione dello spazio è ricca di ricadute nell’ordine delle idee. Se la “condizione inespressa” si appoggia su di una dimensione “centripeta”della forma, l’idea che la insegue è piuttosto “centrifuga”. L’uomo che cade su sé stesso incontra l’abisso delle idee, è preso nel “maelstrom” del pensiero e dell’infinito.
Le idee non cessano di proliferare, ad un ritmo proporzionale all’incompletezza dello spazio.
Nel realizzare una occultazione visuale dell’elemento fisico e del soggetto mentale dell’opera, le sculture celate provocano una riflessione sul tema della relazione dell’uomo con il suo simile, mettendo l’accento sul vuoto, vuoto del cubo, un cubo che sembra non racchiudere niente, ma che contiene invece una forma annegata, dispersa nell’indistinto.

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Alberto Trucco Pittore - Genova